sabato 30 giugno 2012

29 giugno

Dopo un giorno intero di viaggio, sveglia alle 5.30 (con sole 2 ore di sonno causa Italia), un bus di 3 ore e mezza, una barca di 4 ore, un altro bus per un paio d'ore, una piccola barca a legna per una mezzora e infinite attese tra un mezzo e l'altro ieri sera sono arrivato alle Gili...
Sono tre piccole isolette paradisiache dove non esistono i motori, solo cavalli, biciclette e camminate... Un posto dove non esiste la polizia e fino a pochi mesi fa non esistevano Bancomat. Se qui succede qualcosa si riporta al capo villaggio che ferma tutte le barche in ingresso e in uscita fin che non si risolve il tutto...
Gli unici rumori che si sentono fuori dalla mia stanza divisa con Robin, giovane viaggiatore solitario Olandese, sono quelli di qualche animale, dei martelli che stanno costruendo nuovi posti e delle due moschee che si animano alle ore meno opportune.
Abbiamo strappato la camera a 12 euro a notte, colazione inclusa e siamo praticamente sul mare...
Le Gili sono tre isolette, io sono nella più grande, e per fare il giro completo  a piedi ci vogliono 2 ore circa...  va a finire che stasera faccio una corsetta per diventare meno boteriano.
Scrivo con la sabbia bianchissima tra i piedi, le risate di piccoli indonesiani alle spalle, guardando infinite tonalità di blu che si tuffano, poche centinaia di metri più in la, in altra sabbia bianca, in altri alberi, in altre capanne basse... Tutto sotto il vige controllo dei vulcani che fumano nuvole innocenti.




I colori alle Gili sono di quelli che si possono solo vedere o immaginare, fotografare e descrivere sarebbe uno dei tanti vani tentativi per descrivere dio... non fatico a credere che gli Indonesiani considerino i vulcani la casa degli dei, da lontano sovrastano tutto, i colori, i pesci, le voci preganti, gli odori di spezie.

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