venerdì 1 giugno 2012

Spiegazioni

Ecco, ero in debito delle spiegazioni sulle parole bolognesi:


Alla vecchia: sottinteso "maniera". Locuzione che esprime la caratteristica peculiare di persone o luoghi non troppo appariscenti e sofisticati nel senso positivo del termine. Negli ambienti felsinei si sentiranno spesso frasi del tipo "un posto alla vecchia" o "una tipa alla vecchia". Nondimeno la locuzione può esprimere il significato equivalente di "senza porsi il problema". Esempio: "Quest'estate coi miei amici abbiamo preso la macchina e siamo partiti alla vecchia!".


Bagaglio: sostantivo che può indicare indifferentemente qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente la propria funzione. Esempio: "Cos'è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di superiorità il giovane felsineo additando il vecchio cellulare dell'amico dalle dimensioni di un cabina telefonica.Termini correlati: bavaglio.


Balotta: compagnia, insieme di amici. E' usato anche come verbo "fare balotta" ossia chiacchierare, fare conoscenza con qualcuno. Esempi: "Soccia, lei là c'è rimasta! Si è messa a frequentare una balotta di tossici!", "Per fortuna che in treno ho fatto balotta con una tipa, senò il viaggio non passava più!".


Bazza: intrallazzo, conoscenza tattica. Generalmente volta all'ingresso in disco senza sottostare a code di ore o allo sconto all'atto di un acquisto. Esempio: "Ehi, regaz, stasera ho trovato le bazze per entrare!". Con un'intonazione diversa può anche rappresentare un colpa di fortuna. Esempio: "Baaaazza!" dirà il giovane felsineo trovando parcheggio proprio di fronte al locale in cui si accinge ad entrare.


Bella...: desinenza di saluto amichevole generalmente utilizzata tra persone che si conoscono. Esempi: "Bella regaz, come state?", "Oh, bella te, come va?".Boccheggiare (da cui il sostantivo boccheggio): cogliere sul fatto, sgamare, scoprire. Esempio: il giovane ingenuo bolognese non si dà pace perché si è fatto scoprire con l'amante: "Merda, ieri sera non ho controllato il cellulare e la morosa mi ha boccheggiato in pieno i messaggi con la tipa!"


Bona lè: basta. Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di qualsiasi attività o discussione. Esempio: "Bona lè! riga! non ne voglio più mezza (vedi)!" affermerà perentoria la fanciulla-bene all'incipiente quarantasettesimo tentativo di intomellamento (vedi) ad opera del maldestro maraglio (vedi) di turno.


Braga: sostantivo per indicare i calzoni maschili. Da qui la locuzione “stasera c’è solo della gran braga” = ci sono molti maschi)


Bresco: (da cui il sostantivo bresca e il verbo imbrescarsi): ubriaco, sbronza, ubriacarsi. Esempio: il giovane timido felsineo dopo il terzo negroni commenterà: "Adesso che sono bresco riesco finalmente a intomellare (vedi) le tipe!".


Bulbo: capelli. Esempi: il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico scapigliato dalla corrente: "Con questo vento hai un bulbo che non si affronta!", "Soccia! Che bulbo maraglio (vedi) ti sei fatto!" 


Busone/a: termine conosciuto anche a livello nazionale che in genere ha più significati: letteralmente significa omosessuale, ma si attribuisce spesso anche ad una persona che ha molta fortuna. Detto al femminile (busona) invece significa prostituta. Esempi: "Merda, siamo capitati in un locale frequentato solo da busoni!", "Non mi dire che sei te quel busone che ha vinto al superenalotto l'altro giorno!", "Oh, stasera sui viali non c'è neanche una busona!".


Bussare: (da cui il verbo "andare a busso") col significato di picchiare, menare, dare le botte a qualcuno, mentre il verbo significa andare molto forte. Esempi: "...quelli erano in tre e quel poveretto l'hanno bussato di brutto!...", "oggi sono in gran forma, vado a busso". O come mi disse un avversario durante una partita "Soccia, ti do un busso sulla ghigna (vedi)"


Buzza: pancia, gonfiore addominale. Esempio: tipica affermazione di quando due amici si vedono di rado: "...è da un tot che non ti vedo, vedo che hai messo su un po' di buzza...".


Cagare la mossa (non): ascoltare, prestare attenzione. Locuzione utilizzata principalmente nella versione negativa incentrata al disinteresse e all'indifferenza nei confronti di una qualsiasi situazione o avvenimento. Esempio: "Continuava a parlare ma io non cagavo la mossa...".


Cartola: (con l'accento sulla prima a) tipo giusto, molto fico, con fascino. Se si "ha la càrtola" significa che si possiedono tutte le caratteristiche sia fisiche che comportamentali per fare colpo sull'universo femminile. Esempio: "Soccia, vestito così ho una gran càrtola!" esclamerà il giovane bolognese guardandosi allo specchio.


Cassa: definisce lo stato comatoso conseguente ad abuso di sostanze alcoliche. Esempio: "Ieri sera mi sono preso una cassa pesissima!" esclamerà il fanciullo, la giornata susseguente ad una bravata con gli amici.


Cioccata/Cioccare: rimprovero, cazziatone. Esempio: "Ho preso una cioccàta pazzesca" asserirà lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di corso dal prof che lo ha sgamato mentre copiava.


Cinno: da qui i vari diminutivi/spregiativi: cinàz , cinnén.. sostantivo che indica la giovine età di un fanciullo , oltre alla tendenza di un adulto ad imitare comportamenti infantili.


Dargliela su: locuzione finale di una frase che significa terminare, abbandonare un'azione che si stava compiendo precedentemente. Esempio: il giovanotto dopo aver preso il ventisettesimo due di picche dalla stessa fighetta ostinata esclamerà rassegnato: "Ho provato a intomellarla (vedi) per un po', ma alla fine gliel'ho data su!". Questa locuzione è stata assimilata anche dagli inglesi e da loro tradotta con "give up".


Essere tristo (che puzza): definisce l'incapacità di una persona a fare una determinata cosa, specialmente in ambito sportivo. Esempio "Questi son tristi che puzzano, non possiamo perdere contro di loro!".


Fanga: scarpa. Esempio: tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho comprato delle fanghe in centro che sono di prima".


Fresca: vedi pilla.


Geppo: (abbreviazione di Geppetto): scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore. Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si nutre scarsa considerazione. L'espressione può essere rafforzata ulteriormente da specificazioni peggiorative. Esempio: "Leilà si è messa insieme a un geppo di ultima!".


Ghigna: viso, faccia. Esempio: "Leilà ha un gran telaio, ma ha una ghigna che non si guarda".


Gubbiare: (o ingubbiarsi): dormire, addormentarsi. Esempio: il giovane troverà la classica scusa per evitare di essere cazziato dall'amata per il notevole ritardo al rendez-vous: "Scusa amore, mi ero ingubbiato sul divano...".


Guzzare: termine volgare che ha vecchie origini e che significa scopare. Esempio: il giovane marpione felsineo si vanterà con gli amici delle sue performance sessuali della sera prima con la ragazza di turno: "Cioè, regaz, questa qua è una vera (maiala) di prima, le ho tirato una guzzata da paura!".


Impalugare: allappare, invischiare. Esempio: il giovane bolognese che tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno temibile "buondì classico" (privi dell'effetto lubrificante della marmellata o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido amalgamante.


Inchiodare: flirtare. E' il termine più vicino al mio usatissimo "baccagliare".


Lainz: canna, hashish. Termine che definisce sia il singolo spinello che il fumo in generale. Esempio: nelle balotte (vedi) bolognesi si sentiranno spesso le espressioni: "Raga, facciamo su un làinz?", "C'è qualcuno che ha un po' di làinz?".


Lopez: definisce un colpo molto forte contro la muscolatura. Esempio "Merda che Lopez che mi hai fatto!" Dirà il giovane bolognese dopo aver ricevuto una ginocchiata sul quadricipite. In Piemonte "vecchia o vecchietta".


Maraglio: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Esempio: il giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando platealmente il possessore della vecchia Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e adesivi sul genere "Turbo", "Rabbit", "O'neill".


Merda: usato spessissimo come esclamazione di qualsivoglia genere, abbreviato spesso in "me'"


Musta: espressione del viso, faccia. Esempio: "Soccia, ma che cassa (vedi) hai preso ieri sera? Stamattina hai una musta che non si affronta!".


Non volerne mezza: essere saturo di una cosa al punto di non volerne nemmeno più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed inefficace corrispondente italiano. Esempio: "Come mai hai mollato la tipa?", "Perché non ne volevo più mezza, mi aveva fatto scendere la catena (vedi)!".


Oi: si. Generalmente usato per un'affermazione scontata. Esempio: alla domanda "oggi hai portato il cervello?" fatta da un allenatore al giovane maraglio, questo risponderà "Oi". 


O bam bam!: o bene bene! Esclamazione usata così ad minchiam che non riesco neppure a spiegarne l'utilizzo. Diciamo che va sempre bene.


Pezza (tirare una pezza - Impezzare): uso della dialettica per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua volontà. Esempio: l'individuo, dopo alcune ore sbotterà "Cioé, mi stai tirando una pezza allucinante! Bona lè (vedi)!".Termini correlati: tomella, intomellare.


Pilla: soldi, denaro. Esempio: sostantivo generalmente utilizzato per sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al vitellone di sfilare di fronte al locale sull'ultima spider in compagnia della gnocca di turno "Merda, che ferro (macchina)! Luilì si che ha della gran pilla!".Termini correlati: fresca.


Polleggio: (da cui il verbo polleggiarsi): riposo, tranquillità, stare calmi. Esempio: stasera non ho voglia di uscire, voglio stare in polleggio" dirà il giovane bolognese all'amico che gli chiederà cosa fare la sera. Viene utilizzata spesso la forma imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del maraglio (vedi) di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco: "Oh, polleggiati!". Utilizzato anche nella forma "pollegg" per affermare che va tutto bene. Esempio "Arrivo tra un po' scusami, ma sono in ritardo!" "Pollegg".


Pluma (avere della): essere tirchio, taccagno. Tipica espressione bolognese di antiche origini usata per definire non solo chi non vuole mai spendere soldi, ma anche chi non li possiede. Esempio: il giovane irritato dall'amico "plumone": "Oh, ma che pluma c'hai!? Non vuoi entrare nel locale perché c'è la consumazione obbligatoria?". 


Rimastanza: sostantivo derivato dalla situazione dell'"esserci rimasti": definisce lo stato mentale precario di quelle tipologie di persone che possiedono strani comportamenti e che comunque si differiscono dalle normali abitudini o modi di vivere. Può anche definire uno stato momentaneo nel quale un individuo può avere una mancanza mnemonica o un'abitudine comportamentale singolare. Esempio: "Ehi, ti sei dimenticato un'altra volta di portar dietro il libro? Ma che rimastanza c'hai?". Esempio: "Luilà deve esserci rimasto! Guarda con che musta (vedi) e che vestiti va in giro!".


Rusco: pattume, spazzatura. Esempi: "I bidoni del rusco sono laggiù". I bolognesi sono convinti che rusco e tiro (vedi) siano italiano corrente.


Scendere la catena: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Esempio: le due espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad affermare: "bona lè! Mi è scesa la catena! Non ne voglio più mezza!". Esempio: il giovane che continua a subire le ripetute lamentele da parte della classica morosa rompicoglioni sbotterà: "Non ne posso più! Mi hai fatto scendere la catena!".


Soccia: letteramente succhia, ma viene usato come esclamazione che indica stupore da tutte le persone, a prescindere dal livello sociale o dall'educazione.


Stracciare: vomitare. Il giovane felsineo che, come al solito, avrà esagerato coi cuba libre e i gin lemon si ritroverà fuori del locale a "stracciare" magari di fianco ai bidoni del rusco (vedi). 


Taffiare: (da cui il sostantivo taffio): mangiare, cibo. Esempio: il giovanotto appurerà dopo l'uscita dal ristorante dove avrà abusato di crescentine e tigelle: "Soccia, stasera ho taffiato a dei livelli esagerati!". Oppure l'amico plumone (vedi "pluma") che chiede informazioni sulla festa serale più dettagliate in modo da organizzarsi per evitare di cenare a casa: "Oltre al bere sai se stasera c'è anche del taffio?".


Tiro: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo. Esempio: quando il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao, sono io, mi dai il tiro?". Tanto diffusa e parte di Bologna che nel mio palazzo, sopra il pulsante che apre la porta, non c'è scritto "apriporta", bensì "tiro".


Tomella: sostantivo derivato dal verbo "intomellare": riversare fiumi di parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. Esempio: "Cioé, mi hai fatto una tomella assurda, mollami subito!" dirà elegantemente il personaggio di classe alla pretendente fanciulla affascinata da tanto potere e denaro. Termini correlati: pezza.


Vecchio: (o uomo): espressione per definire una qualsivoglia persona in modo affettivo. Esempio "Bella (vedi) vecchio!" per salutare un amico.

Zavaglio: vedi bagaglio.

2 commenti:

  1. ciao Simone... grandioso il vocabolario... di certo non é ...una cosa fatta "alla buona" !
    Come va?... spero bene! alla prossima puntata...!!
    :)) valeria

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  2. Ahahahahhaha oddio ma è esilarante sto post!!! :D
    Complimenti per l'applicazione!

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