lunedì 27 agosto 2012

24 agosto - meraviglia

Che giornata meravigliosa...
Con Alex abbiamo affittato una moto (dopo aver visto gli incidenti di ieri mi sembra saggio) e siamo partiti per una destinazione veramente sperduta, Koh Phdao, un isola in mezzo al fiume Mekong, nel nord della Cambogia. In tutta la giornata abbiamo dovuto comunicare a gesti o con le quattro parole di cambogiano che sappiamo.

Dopo un'ora abbondante di moto abbiamo affittato una barca e siamo andati a vedere i delfini d'acqua dolce, rarissimi e visibili pressoché solo qui. I delfini si muovono in gruppi di quattro o cinque e si ergono in superficie per pochi attimi, con eleganza, tra gli alberi affondati a metà.
Dopo un paio d'ore in barca abbiamo proseguito per strade deserte per alcune ore, circondati da verde, con sullo sfondo una nuvola che nasce azzurra e si inzuppa negli alberi.
Ho già parlato del verde qui, ma é un concetto talmente vasto che potrei parlarne per ore... E oggi c'era una ragazza che camminava per strada con una maglia verde portando sulla schiena decine di cocchi ancora più verdi e lo sfondo era ancora più verde; talmente verde che se ti concentri davvero riesci a vedere del giallo o del bianco...

Arrivati in un paesello sperduto abbiamo cercato di prendere una barca per andare sull'isola, ma nessuno capiva cosa stavamo chiedendo finché hanno chiamato una ragazzina che avrà avuto sette o otto anni, timidissima, che ha tradotto per noi "barca e isola" e allora tutti si sono messi a indicare e fare numeri con le mani.
Noi ci aspettavamo un molo, per quanto basico, invece per raggiungere la barca dovevi entrare nel cortile di una casa, girare a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra, ancora a sinistra ed ecco una striscia di terra umidiccia che finisce nel Mekong; caricata la moto sulla barca tramite una passerella stretta e traballante quanto la barca stessa siamo partiti cercando di capire quanto sarebbe costato. Impossibile trovare una singola parola di inglese intorno a noi (il costo è comunque stato meno di un dollaro per tutti e tre: Alex, moto e io).

La piccola isola in mezzo al fiume su cui siamo arrivati, durante la stagione delle piogge, diventa ancora più piccola.
La strada che attraversa l'isola è di terra color mattone e fango e passa in mezzo a bufali, mucche, campi di riso, galline, ponti di legno tremolanti e decine e decine di sorrisi.
I sorrisi e le urla dei bambini per la diversità sono normali, ma qui anche i vecchi e gli aduli ingrandiscono i loro occhi e mostrano i loro denti perlopiù rossi e neri.

Abbiamo poi - non senza qualche difficoltà - trovato dove dormire. Una casa di gente del posto con un paio di letti in più.
Non avendo possibilità di comunicare con loro mi sono messo a contrattare il prezzo per iscritto e per due dollari americani a notte abbiamo un letto matrimoniale a testa, qualche amaca forata su cui adagiarci, ragni grossi come pugni in bagno, una cisterna d'acqua dove lavarci con un piccolo contenitore, scarafaggi enormi vicino al letto, ma praticamente tutto il villaggio che viene a vedere queste strane creature bianche prima che faccia buio, dato che non c'è elettricità. Tutti sorridono, tutti! E io con i sorrisi prendo aria e vivo davvero.

Scrivo in fretta da un amaca vecchia e sporca, con il cielo che in pochi secondi si è fatto nero e cattivo, col secchio raccogli sterco poco più in là, col vento che spazza l'umidità e alza la polvere, una vacca passa a meno di un centimetro, sbuffa e mi quasi prendere un infarto, una delle donne di casa si lava velocemente in cortile senza scoprire mai seni e ginocchia, libellule che volano disordinatamente senza meta e qualche cane che mi guarda quasi triste.

Sta per calare il buio su una giornata davvero diversa, lontana dal turismo e dai turisti, in luoghi normalmente assurdi, che mi fanno pensare a quello che potrebbe essere stata la vita dei miei bisnonni cent'anni fa. Ho scattato alcune foto, ma in questi luoghi sembra di rubare qualcosa più che un semplice ricordo, sembra di violentare le loro semplici vite.
Scrivo sull'iphone questi appunti mentre vengono ad accovacciarsi vicino a me il padrone di casa, una donna e un bambino, affascinati da questo strano aggeggio sul quale sto lasciando tracce nere.

Mentre mangiavamo cena per terra, frittata di cipolle, fagiolini e riso, in centro c'era una ciotola con un qualcosa di liquido dall'odore sgradevole e dal colore trasparente/giallognolo. Pensando fosse una delle loro tante salse strane ne ho messo un cucchiaio abbondante nel mio piatto, quando stavo facendo il bis ne ho preso un altro po' e l'ho sparso sul cibo e tutte le donne in casa si sono messe a ridere e a urlare qualcosa. Ho cercato di capire cosa fosse quella roba e con la nostra comunicazione a gesti sono riuscito a capire che certamente non era da mangiare; mi sono fatto scrivere su un foglio il nome in cambogiano e - se sopravvivo - quando torno in città mi faccio dire cos'è.

A letto alle ore 19.15, su un sottile materasso adagiato a terra e, per fortuna, circondato da una retina contro le zanzare. La casa è su due piani, il piano terra non ha muri e viene usato per dare riparo agli animali e agli attrezzi da lavoro durante la notte, inoltre questo permette - durante la stagione delle piogge - di evitare che la casa si allaghi. Il primo piano ha muri e pavimenti in legno, il pavimento è composto da tante piccole assi di legno non più larghe di cinque centimetri, con uno spazio di poco meno di un centimetro tra un asse e l'altro; questo permette ai vari insetti di entrare anche da sotto il pavimento e lascia entrare tutti i rumori sotto di me. Cullato dal campanello e dallo sbuffare delle due mucche sotto di me mi addormento quasi subito. 

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