Tutto il giorno in viaggio verso la capitale, Phnom Phen.
Sei ore in un bel bus, vecchio e traballante, ma pulito e con l'aria condizionata alla giusta potenza.
Dopo aver finito il secondo libro del mio viaggio mi sono, come al solito, immedesimato con lo scritto e la mia mente ha iniziato a vagare, a scrivere meravigliosamente il libro che non sono capace a scrivere. Faccio viaggi contorti, di colori e amore, di donne, di una donna a cui racconterò per ore il mio viaggio e lei mi ascolterà in silenzio e sentirò di amarla. Ma non saprò mai in realtà chi è perché lei non farà altro che ascoltare, ascoltare e ascoltare. La linea gialla mangiata dal bus e un ragazzo francese che potrei essere io. Il sole che cambia tutto, la pace tra due stati con piccole bandiere che si incrociano. Pensieri chiari e perfetti, pensieri che io leggerei se qualcuno li scrivesse.
Arrivato a Phnom Penh (che ancora non so come si scriva) trovo posto in un ostello carino, abbastanza in centro. Quattordici letti occupati da diverse nazionalità. Serata passata in ostello giocando a biliardo e chiacchierando.
Belli i viaggi mentali letterari durante i viaggi reali...
RispondiEliminaComunque sto notando che mano a mano che procede il viaggio aumenta la poesia in quello che scrivi e come lo scrivi!
Ah, io pensavo esattamente l'opposto! ahahah
EliminaSì ecco, non mi riferisco alla parte narrativa ma a tutto il resto. Davero davero!
EliminaAnche io (penso esattamente l'opposto).
RispondiElimina:D
No, anzi, sui pensieri ha ragione, anche sul come. È la parte narrativa che inizia ad essere stile E.L.James